Una terza posizione.
All’indomani dell’espulsione politica di Gianfranco Fini e dei membri della sua “corrente” dal Popolo della Libertà, i rispettivi eserciti, quello dei seguaci del primo e quello di Berlusconi, iniziano ad affilare le armi preparandosi ad uno scontro politico che sembra non risentire di influenze stagionali. Ferie e vacanze rimandate al prossimo anno, quindi? Non si sa, intanto le varie sedi del partito sparse sul territorio cercano di orientarsi in questo caos, in questo 8 settembre in salsa pidiellina.
La domanda che forse molti si staranno facendo in questo momento è: ma esiste una terza posizione, che vada oltre la militanza nelle fila di uno o dell’altro leader, che permetta al singolo di stare all’interno del partito per portare avanti le idee in cui crede e per le quali ha sottoscritto questo patto politico, tesserandosi al Popolo della Libertà? Io credo di sì. Non credo sia ancora ben definita, ma credo che più di qualcuno ci stia già pensando.
Né con Fini, né con Berlusconi. Se è vero che Fini dice ora cose con le quali posso trovarmi d’accordo, è altrettanto vero che non riesco a vedere in lui un leader, un punto di riferimento politico ed ideale attendibile, ma soprattutto coerente. Sarà tutto quello che volete, ma in AN non è mai stato troppo democratico (è anche vero, tuttavia, che quasi nessuno ha mai chiesto ad alta voce maggior democrazia interna) ed ha avuto la “colpa” di circondarsi di gente tutt’altro che carismatica (non credo serva fare nomi…). Punto in comune, questo, con il Premier, del quale ho già parlato altre volte e che faccio altrettanta fatica ad identificare come modello da seguire.
Eppure io credo in questo partito e nelle sue potenzialità, nonché nel contributo che le sue diverse anime possono apportarvi. Di cosa c’è bisogno? Magari di una nuova classe dirigente. Forse è questo quello che serve al nostro partito, nato da poco e già vecchio dentro, per superare questa crisi che rischia di farlo morire prematuramente. Cercare nuovi leader e nuovi punti di riferimento, che sappiano emergere senza scadere nell’idolatria né nel lecchinaggio, magari giovani. Che sappiano dire, ma soprattutto trasformare in azioni, cose degne di persone coraggiose, capaci, positive, determinate, oneste, libere, appassionate. Forse è chiedere troppo. Ma solo chi osa, vince.
Adesso fatevi avanti, seguaci dell’uno e dell’altro, e ditemi che non abbiamo futuro. Prima, però, già che ci siete, fatevi un giro anche a leggere i post di Francesco e Tiziano, altri due militanti della Comunità della Giovane Italia di Pordenone. Forse non sono poi così solo.
Comunicato stampa: valutazione ed assegnazione crediti Esame di Stato
Pordenone, 28/07/2010
«In seguito alla mia esperienza dell’esame di maturità, ci tengo a sollevare un problema che riguarda ogni anno molti studenti d’Italia e della provincia di Pordenone, soprattutto quelli “più meritevoli”» afferma il Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti, Riccardo Favaro – «Come già espresso dalla professoressa Laura Borin sul Messaggero di Pordenone del 7 luglio 2010 resta aperto anche quest’anno il problema dei criteri di attribuzione del bonus di 5 punti ai candidati, che scatta quando ci sono 15 punti di credito e 70 raggiunti nelle prove di esame, ma che è però inadeguato, dal momento che i parametri del credito sono cambiati. Come evidenziato dalla stessa, due anni fa erano 20 punti di credito, poi sono scattati a 25 e il bonus, invece, è rimasto invariato. In pratica, i candidati che hanno raggiunto 66 punti nelle prove di esame subiscono lo “scippo”.»
«Metto in gioco quindi questo problema ai rappresentanti che il prossimo anno andranno a comporre l’organo della Consulta, non con la presunzione di trovare soluzioni ma come spunto di riflessione e di discussione sull’intero sistema della valutazione e sull’utilizzo del sistema dei crediti, tema da affrontare anche con tecnici ed esperti, anche per supportare quella cosa chiamata meritocrazia e che nel nostro Paese sembra in certi casi latitare – prosegue Favaro – «Come proposto dalla prof.ssa Borin, andrebbero rivisti i criteri di attribuzione del bonus che, in proporzione, dovrebbe scattare con un minimo di 19 punti di credito e 66 punti nelle prove d’esame» conclude il Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti.
Giorno dopo giorno.
Giorno dopo giorno, si continua a fare tessere, ad andare avanti. A cercare nuove persone con le quali condividere un comune percorso politico e umano, ideologico e pragmatico.
Tuttavia, non è facile, in un momento come questo, riuscire a tesserare nuovi iscritti al Popolo della Libertà, soprattutto tra i giovani, quando si hanno partiti “rivali” che attirano molto di più del tuo (senza entrare nel merito del come).
Non è facile perché, in questo momento, a livello nazionale (e forse anche locale) il nostro partito non sta mostrando unità e comune volontà di azione, mancanze che si ripercuotono molto pesantemente non solo all’interno, ma anche all’esterno, rendendo più difficile anche il lavoro dei singoli militanti che ogni giorno si trovano a vivere le piccole realtà locali.
Non è facile per questi e per molti altri motivi, ma si può fare. Ce la possiamo fare, però, solo con l’esempio, la passione, la dimostrazione che chi vuole fino in fondo una cosa alla fine la può avere, la può fare; con il convincimento che chi vuole cambiare questo partito e queste logiche, alla fine, un giorno, ce la farà. E che noi quel giorno lo vedremo.
La Giovane Italia che sa da che parte stare.
Un movimento giovanile spaccato, confuso. Questo sembra essere la Giovane Italia, il movimento giovanile del PdL, questa mattina. Un giorno dopo le dichiarazioni del Presidente regionale del movimento in Sicilia, Mauro la Mantia, che hanno subito trovato risposta in quelle di Costanza Castello, coordinatrice dei club giovani del PdL-Sicilia (a me avevano spiegato che il movimento giovanile era uno solo, ma forse era un altro partito).
Resto fermamente convinto che, in uno Stato di diritto come il nostro, una persona non possa essere giudicata colpevole fin quando la sentenza non passa in giudicato, dopo il terzo grado di giudizio. Tuttavia, trovo sia aberrante che un partito festeggi quando uno dei suoi senatori subisce una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Condanna ridotta, ma pur sempre condanna per un reato gravissimo, non per un furto di galline.
Un movimento serio, oggi, avrebbe il coraggio di dire che non ci sta; di dire che ci siamo rotti le palle di questo schifo, di questo buonismo, di questo garantismo a senso unico. Un movimento serio, animato da veri Ideali, oggi si farebbe odiare da quei membri del partito che oggi difendono chi come eroi ha dei mafiosi e non chi per combattere la mafia ci ha rimesso la vita. Penso a Falcone e sua moglie, a Paolo Borsellino, ai giovanissimi uomini (e donne) della scorta, quegli “angeli di Borsellino” che sono morti con lui quel 19 luglio 1992 in via D’Amelio a Palermo e penso a tanta altra gente ancora.
Giovani come noi, animati da un forte senso dello Stato e delle Istituzioni. Gli stessi ideali che dovrebbero animare ogni partito del nostro Paese, indipendentemente dallo schieramento. E che invece, oggi, sembrano latitare. Perché mi hanno insegnato che se uno ammazza una persona, ma poi non dice bugie, beh…resta comunque, e per sempre, un assassino. È aberrante quindi che oggi un senatore del nostro partito difenda un assassino e lo elevi addirittura al rango di “eroe”.
È questo l’insegnamento che viene dato ai giovani? Quello che la mafia, entro certi limiti, può essere considerata positiva, che dico, ‘eroica’?
Difendere la legalità, oggi, significa sì dire che Dell’Utri merita di essere processato fino al terzo grado di giudizio, prima di essere giudicato definitivamente colpevole. Ma significa anche, e soprattutto, stare dalla parte di chi le leggi le rispetta, anche quando costituiscono un ostacolo o sono fastidiose, per mantenere vivo il ricordo di chi per questo Stato ha sacrificato la propria vita.
Questo è il messaggio di quella Giovane Italia che sa da che parte stare, del “la mia terra è qui e qui combatterò”, che a cambiare partito preferisce la sfida di cambiare IL partito. Questo è il messaggio di quella Giovane Italia che continua a sentirsi dire di far parte di un partito di mafiosi, e che continua incurante di tutto a farne parte, con orgoglio, perché crede che il Popolo della Libertà possa essere qualcosa di diverso. È però la stessa Giovane Italia che ci ha messo pochi minuti a ritrovarsi nuovamente unita nelle parole di La Mantia, da nord a sud, in un gesto di ribellione che forse piacerà poco al partito, ma che a noi fa riscoprire la gioia di far parte di un Movimento vivo e, quindi, la gioia di fare politica.
Ich bin ein Berliner.
«Duemila anni fa l’orgoglio più grande era poter dire civis Romanus sum (sono un cittadino romano). Oggi, nel mondo libero, l’orgoglio più grande è dire ‘Ich bin ein Berliner.’ Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole ‘Ich bin ein Berliner!’ »
John Fitzgerald Kennedy – Berlino – 26 giugno 1963
Queste parole del Presidente statunitense Kennedy sono rimaste marchiate a fuoco nella Storia come la sfida del blocco dei Paesi liberi occidentali contro il blocco del Patto di Varsavia e del campo socialista. Un messaggio di sfida diretto sia ai sovietici che agli abitanti di Berlino, ed una chiara dichiarazione della politica statunitense in risposta alla costruzione del muro di Berlino.
Un muro che divideva comunità, famiglie, persone, madri e figli. Un muro che non lasciava scampo a chi cercava di fuggire per cercare la libertà, per duecentrotrenta volte falciati dai colpi dei fucili delle guardie di frontiera di Berlino Est. Un muro di orrore e di costrizione che, oltre alle persone, divideva in due una città, un Paese, una Nazione.
Un muro che sarebbe crollato ventisei anni dopo sotto il peso della Storia, che aveva deciso che per il comunismo era venuta finalmente l’ora di pagare il conto.
Il discorso di Kennedy è ancora oggi attuale. Perché quello di Berlino non è stato l’ultimo muro a dover essere distrutto. Ne esistono ancora tanti, in tutto il mondo. Pochi giorni fa ho ricordato Aung San Suu Kyi ed il popolo Karen, vittime diverse ma simili sotto il muro dell’indifferenza che soffoca la Birmania; che soffoca i campi dei profughi del popolo Saharawi nel deserto del Sahara; che soffoca l’orgoglioso popolo tibetano. Un muro divide ancora oggi palestinesi ed israeliani.
NO MORE WALLS.
A little Prayer for Aung San Suu Kyi.
“Allora, ciascuno nella propria casa, scelga un posto che gli è caro e da lì, il nostro «luogo dove si esaudiscono i desideri», invii gli auguri ad Aung San Suu Kyi. Magari funziona.” [tratto da qui]
« Prevarremo perché la nostra causa è giusta, perché la nostra causa è fondata. La Storia è dalla nostra parte. Il Tempo è dalla nostra parte»
Aung San Suu Kyi
Walk On, Aung San Suu Kyi!
Il 19 giugno Aung San Suu Kyi compirà 65 anni, quattordici dei quali trascorsi agli arresti domiciliari.
Dopo il Nobel per la Pace (ottenuto nel 1991), la leader birmana è stata costretta a vivere nella sua abitazione, dalla quale è uscita (in tempi recenti) solo per essere processata dalla giunta militare che l’ha accusata di violazione della normativa di sicurezza quando, lo scorso anno, un americano, John William Yethaw, ha raggiunto a nuoto la casa in cui è costretta agli arresti domiciliari attraversando il lago Inya.
Per festeggiare il suo compleanno, Cisl, www.birmaniademocratica.org e Iscos hanno promosso una serata pubblica in suo onore. Si svolgerà il 17 giugno all’Auditorium della musica di Roma (sala Sinopoli, alle 20.30) e prevede la proiezione del documentario “Burma VJ”, la cui visione consiglio a tutti. Lo straordinario film è l’esaltante e commovente cronaca della "rivoluzione zafferano" birmana del settembre 2007, raccontata attraverso le immagini dei videoreporter clandestini di Democratic Voice of Burma che, rischiando torture e carcere, sono una delle pochissime fonti di informazione da un paese in pugno a una spietata dittatura militare comunista.
Vi lascio con questa canzone degli U2, dedicata proprio alla leader dell’opposizione birmana. Ho scelto questo video, registrato da uno spettatore presente al concerto tenuto dalla band irlandese a Barcellona lo scorso anno, perché mette veramente i brividi. Guardatelo, pensando ad Aung San Suu Kyi, e capirete.
WALK ON!
Abattage sans étourdissement : la réalité.
Ecco un video sconvolgente su come abbattono gli animali in questa macelleria belga. Non lo so se questa sia la pratica più diffusa, ma credo (e spero) proprio di no.
Solo per stomaci forti.
Addio alla scuola fra alcol e gavettoni
Messaggero Veneto — 12 giugno 2010 pagina 03 sezione: PORDENONE
Arte, creatività e sballo a base di birra e mojito negli zanetti, ieri, nella Giornata dell’arte studentesca sul prato del Galvani, a Pordenone. Fusti di Heineken e superalcolici nel parco, tra patatine e snack della ricreazione per molti dei 2 mila “under 20”, sotto il sole a picco e con la voglia di “mundial” in arrivo per tifare Azzurri. Calci al pallone a piedi nudi, freesby, gavettoni a volontà in formato spiaggia, bagni di sole, scherzi e musica a ondate dal palco nella Woodstock naoniana, progettata dalla Consulta degli studenti. Scuole chiuse (tranne l’Itg Pertini e l’Ipsia Zanussi, all’ultima campanella oggi) e festa non-stop, dalle 10 alle 20. La landart ha colorato l’erba del Galvani con il maxi-affresco ispirato a Keit Haring “Pensiamo in verde” e la foto aerea l’ha immortalato. Proibizionismo. “Drinks if you want”, bevi se lo vuoi: il gazebo della Consulta ha offerto pura acqua e bibite no-alcol. Ma svicolare sul “proibizionismo” nel parco è stato un gioco da ragazzi: da metà mattina via ai rifornimenti dei teen-ager, nei supermercati in centro città. Controlli a tappeto delle pattuglie di polizia comunale. Nessuna multa nel parco, ma diverse comminate fuori. Conto di 78 e 100 euro per i proprietari della auto in sosta vietata in via del Maglio e dintorni, con parcheggi esauriti: che dire, gli automobilisti hanno dato un contributo sostanzioso alle casse comunali. I controlli. «Chiusi i bagni del Galvani per manutenzione e classici gavettoni limitati» ha dichiarato a fine giornata il comandante della polizia municipale, Arrigo Buranel. «Le pattuglie hanno monitorato anche il parco San Valentino – ha aggiunto – e non ci sono stati eccessi particolari. Tanti ragazzi euforici, ma ai minori di 16 anni gli agenti hanno prospettato le sanzioni previste dalla legge, in caso di assunzione di alcolici. Non ci sono stati rallentamenti al traffico sul ring». Controlli costanti negli ultimi tre giorni di scuola, con studenti in “marina” dalle aule concentrati anche nei bar del centro città. Le opinioni. «Ce l’abbiamo fatta al terzo tentativo, a prenotare il sole – hanno incassato il successo il presidente della Consulta degli studenti Riccardo Favaro con Arianna De Maio Simboli, Maurizio Casareale, Simone Brocco e Annamaria Franzolini dell’ex-Provveditorato -. Duemila studenti uniti con “ThinkinGreen” perché l’arte si interseca con l’ecologia». Sul palco, dopo i saluti degli assessori comunale e provinciale Gianantonio Collaoni e Giuseppe Bressa, si sono passati il testimone le band musicali (Enemy Lines, Male Misandria, Fedro D’Altilia, Danger Division, Carglas, Nordenvarg, Nicoskià, Catch A Fyah, Slang for drunk, Muy Temible). Sull’erba la break dance di Timothy Binford e il bilancio a caldo di Anastasia Gusso dell’Isa Galvani e di Anna e Giulia del Leopardi-Majorana: «Una bellissima festa». Chiara Benotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Musica e arte per la festa di fine anno
Messaggero Veneto — 09 giugno 2010 pagina 04 sezione: PORDENONE
Titoli di coda sui giorni di scuola 2009-2010: finale pirotecnico con party allegati fuori aula e “Giornata dell’arte” confermata nel parco Galvani l’11 giugno, a Pordenone. Ultima campanella questo venerdì (per Ipsia “Zanussi” e Itg “Pertini” suonerà il giorno dopo) e festa anticipata il 10 giugno nel Deposito Giordani, dai ragazzi della media Centro storico. Disco verde, alle 20, al primo gran ballo di 150 quattordicenni (coprifuoco alle 23 per i minorenni), con genitori pronti a garantire il servizio d’ordine. «Una festa speciale di congedo dei ragazzi delle classi terze – ha anticipato la dirigente Teresa Tassan Viol –. Scaletta musicale scelta dagli studenti, con l’elezione di Miss e Mister istituto 2010 nel programma della serata». Sempre al Deposito, ma senza coprifuoco, il “Crazy students party” è fissato l’11 giugno: start alle 21 e via alla lunga notte dei dj che esorcizza un anno di scuola per i ragazzi di 17 istituti (compresi Udine e Conegliano). Lancette puntate sul quadrante prima della “movida” in via Prasecco: la Consulta degli studenti provinciale conferma la kermesse dell’arte nel parco Galvani, venerdì dalle 10 alle 20. “Pensiamo in verde” è lo slogan della Woodstock di creatività, ecologia e musica non-stop. «Confermati mille 500 ragazzi – ha il polso dell’evento il presidente della Consulta degli studenti, Riccardo Favaro, con Arianna De Maio Simboli, Maurizio Casareale –. L’abbiamo intitolata “ThinkinGreen” perché l’arte si interseca con l’ecologia. Il parco Galvani diventerà un enorme laboratorio di creatività a 360 gradi. Per sensibilizzare la città al rispetto dell’ambiente: musica dal vivo, mostre fotografiche, writers e intrattenimento». Punto forte dell’iniziativa sarà un maxi-affresco sull’erba con colori ecologici, ispirato a Keit Haring e alle libere arti. «Scatto fotografico dall’elicottero per immortalare l’evento e non-stop di musica sul palco “verde”, con dj set, giocoleria, banchetti di volontariato – ha spiegato Riccardo –. I gruppi musicali: Enemy Lines, Male Misandria, Fedro D’Altilia, Danger division, Carglas, Nordenvarg, Nicoskià, Catch a fyah, Slang for drunk, Muy temible». Parco no alcol, no fumo e cortina dei vigilantes blindata contro le trasgressioni. Budget investito di mille 500 euro e scongiuri al meteo che ha cancellato l’evento in maggio. (c.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA